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mercoledì 4 marzo 2015

10 buoni (forse) motivi per non avere figli

1 Non è ancora il momento. Non dico di no in assoluto, ma adesso è troppo presto.

2 Mia nonna ha avuto la sua prima figlia (mia madre) a 25 anni. Mia madre ha avuto la prima figlia (me) a 25 anni. Io ho 25 anni e se c'è una cosa che NON voglio è rimanere fottuta come loro.

3 Non è più il momento. Non dico di no in assoluto, ma adesso è troppo tardi.

4 Ma come si può pensare, seriamente, di fare figli nel mondo in cui viviamo? Già siamo in quasi 10 miliardi e nel giro di pochi anni non ci saranno più risorse nemmeno per metà di noi. Vogliamo proprio piantare un altro chiodo nella bara di questo cazzo di pianeta?

5 Un figlio? Non è proprio il caso. All'inizio piangono e basta. Poi cominciano a picchiarsi fra di loro, e se non gli piace menare gli altri li chiamano froci. Non fanno in tempo a capire le regole dell'interazione sociale che sono già passati all'alcool e alle droghe. E poi, appena pensi di averli salvati da tutto questo, vanno via di casa.    

6 Una figlia? Non è proprio il caso. "Mi scorderei tutti i suoi compleanni fino al diciottesimo, in cui la porterei fuori, la farei ubriacare e probabilmente, diciamolo, me la scoperei".

7 "Distrust of everything, it ran in the family, at least on my mothers side. There was too much trust in the other. I am it's eldest offspring and I too have distrust too much. That's why I don't want children".

8 Un figlio? Boh. Non so. Forse sì, vedremo. Per ora sto bene così. Mai dire mai comunque. Ci penserò. E passami quella canna!

9 E' un equilibrio troppo fragile. Ci si prende la responsabilità di dare vita a una PERSONA, più che a un bambino o a una bambina. Si cerca di condividere con lui o con lei dei valori, che all'inizio possono assumere la forma di insegnamenti, ma poi devono per forza diventare solo ammonimenti o consigli. E tutto questo non basta; perchè quello che si cerca di costruire in anni e anni può essere spazzato via da troppe circostanze di cui non sappiamo assolutamente nulla. Tutto questo è psicologicamente devastante.

10 I figli possono resistere a qualsiasi situazione. Una volta che li abbiamo messi al mondo, imparano presto a superarci: non per cattiveria, ma semplicemente per sopravvivere. E ci riescono benissimo. Noi avremo sempre più bisogno di loro di quanto loro ne abbiano di noi. Loro hanno un'esistenza al di fuori di noi (di cui spesso sappiamo poco o nulla); noi no. Se qualcuno trova tutto ciò rassicurante, che abbia tutti i figli che desidera. Meglio pensarci prima, però.  

mercoledì 11 febbraio 2015

10 improbabili autori di capolavori - Neil Diamond

Fra tutti i 10 improbabili autori di capolavori, mi sono tenuto per ultimo la punta di diamante (ehm).
Gli artisti di cui abbiamo parlato finora sono rimasti famosi - o meglio hanno fatto la fortuna di altri - per una o due canzoni. Neil Diamond, invece, è stata un'autentica macchina da successi anche per sé stesso, raggiungendo una popolarità di cui dalle nostre parti si sono viste solo le briciole. E i motivi in parte si capiscono: troppo bruttino per essere un'icona beat negli anni '60, troppo poco intellettualoide per essere un'icona prog nei '70, già vecchiotto per i coloratissimi e rutilanti '80. Eppure in ognuno di questi decenni Neil ha lasciato una serie di zampate: da I'm a believer a Solitary man, da Red Red wine a Girl, you'll be a woman soon, alla colonna sonora del film Il gabbiano Jonathan Livingston: ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età. Buon ascolto :)

SEPTEMBER MORN

martedì 27 gennaio 2015

10 improbabili autori di capolavori - Reg Presley

Reginald Maurice Ball, in arte Reg Presley. Più o meno come se un attore si facesse chiamare Reg De Niro, o un cantautore italiano Maurizio De Andrè...
Il fatto è che non lo ha scelto lui, questo pseudonimo. Quando i suoi Troggs nell'anno di grazia 1966 spararono uno dopo l'altro 3 singoli del calibro di Wild thing, With a girl like you e I can't control myself, ai critici inglesi poteva veramente sembrare di essersi imbattuti nel nuovo re.
In seguito, non ci è voluto molto a capire che gruppi come Animals e Kinks, per tacere di altri, erano un filino meglio attrezzati come ambasciatori del pop inglese nel mondo. Per molti anni comunque Reg e i suoi hanno goduto di un rispetto incondizionato da parte di colleghi e addetti ai lavori, nonostante fosse abbastanza noto che il loro più grande successo - la citata Wild Thing - era una cover dell'oscuro cantautore americano Chip Taylor (quest'ultimo zio di Angelina Jolie, se a qualcuno interessasse...ma non si merita un approfondimento solo per questo, dai). Il pubblico invece cominciò abbastanza presto a voltargli le spalle, se si eccettua un timido successo nel 1967 con Love is all around.
Sì, proprio quella. Proprio la ballatona che quasi 30 anni dopo, come colonna sonora di Quattro matrimoni e un funerale, avrebbe fatto la fortuna di uno dei peggiori gruppi scozzesi di tutti i tempi e, indirettamente, di uno degli attori più cani che l'Inghilterra abbia mai partorito. Anche se il film non era poi così male.

THE TROGGS - LOVE IS ALL AROUND

lunedì 12 gennaio 2015

10 improbabili autori di capolavori - Harry Chapin

Ok, sono il primo ad ammetterlo: Harry Chapin non dovrebbe stare qui, o almeno non dovrebbe essere accomunato agli irrimediabili sfigati di cui abbiamo trattato finora.
Nel mondo della musica - pur notoriamente frequentato da filantropi - è stata una delle figure maggiormente impegnata nel sociale, tanto da meritarsi addirittura una medaglia del Congresso degli Stati Uniti. Finché ha vissuto è sempre stato al servizio delle migliori cause - in particolare quella della lotta contro la fame nel mondo - ed ha lasciato questa valle di lacrime ad appena 38 anni.
Quindi, almeno da questo punto di vista, la parola "sfigato" per una volta è etimologicamente corretta. A maggior ragione se scrivi una canzone come CAT'S IN THE CRADLE e non solo te la scippa un gigante come Johnny Cash, ma perfino dei rockettari senza arte nè parte come gli Ugly Kid Joe si elevano dal loro mediocre livello per farne una cover gigantesca.
In questa foto ricorda vagamente Donovan. Chissà che storia staremmo raccontando se avesse avuto un decimo della faccia da culo di quest'ultimo...ma, come direbbe Brian Wilson, forse Harry "just wasnt't made for those times".

CAT'S IN THE CRADLE

sabato 20 dicembre 2014

10 improbabili autori di capolavori - The La's

Ci sono due categorie di artisti/gruppi che ci si può vergognare di ascoltare: quelli troppo commerciali e quelli da snob.
A me è sempre capitato di vergognarmi più dei secondi che dei primi. I Placebo in bella vista sugli scaffali fra i Pixies e i Plaid non mi hanno mai scandalizzato, mentre ho sempre trovato insopportabili gli sproloqui sui "segreti meglio riposti" della musica contemporanea.    
Non è certo colpa loro, ma gruppi come i La's sono un tipico esempio di questa seconda categoria. Gli elementi chiave ci sono tutti: un solo disco realizzato in molto tempo e fra mille difficoltà, scarsi apprezzamenti da parte della critica (contrapposti, ovviamente, ad altrettanti giudizi entusiastici da parte di altri cantanti e musicisti), attività live ridotta all'osso. Insomma, tutto ciò che serve agli snob per pontificare:
- su quanto i La's abbiano influenzato praticamente tutto il movimento britpop;
- su quanto fossero meglio i La's rispetto alla successiva creatura di John Power (gli appena più famosi Cast);
- ma soprattutto, su quanto migliore fosse la loro versione originale di THERE SHE GOES rispetto a quella con cui hanno fatto il botto i Sixpence None The Richer.
Come se un intero genere musicale potesse essere influenzato da un'unica band.
Come se due complessi con uno o più elementi in comune non potessero fare musica molto diversa (ma il caso di Paul Weller non vi dice niente?).
Come se non potesse mai succedere che una cover possa essere meglio dell'originale, o che si possa non essere in grado di dire quale sia la migliore.
Un po' più di attenzione alla qualità e un po' meno alla quantità di dischi venduti, please.

THERE SHE GOES

martedì 9 dicembre 2014

10 improbabili autori di capolavori - Tommy Tutone

Le persone della mia generazione hanno vissuto gli anni '80 in maniera spensierata, senza cogliere le loro tremende implicazioni in ambito di moda, musica, cinema, lifestyle.
Ora che abbiamo l'età della ragione e che non riusciremmo più a vestirci e ad atteggiarci in un certo modo, proviamo una sorta di tenerezza: non tanto per quei pochi che dagli anni '80 sono usciti più o meno indenni (Madonna, U2, ecc.), quanto per tutti gli altri. Li vediamo cantare ed agitarsi ed abbiamo la sensazione che non riusciranno mai ad evadere dalle quattro pareti di uno schermo televisivo...anche se questo schermo è a sua volta riprodotto all'interno del nostro tablet ultramoderno.
Ma anche la tenerezza può essere una forma di disprezzo. E allora, giusto per vergognarci un po' anche di quello, riflettiamo sul fatto che fra un decennio e l'altro la distanza non è poi così netta. Magari - anche se non è il mio caso - siamo fan di gruppi come Nirvana e Foo Fighters e, quando sentiamo che dal vivo anche loro si sono piegati alla chitarra contagiosa di JENNY, pensiamo: perché non dovremmo farlo anche noi?
E anche i Tommy Tutone ci sembrano un po' meno tristi e i loro colori eighties un po' meno distanti.

867-5309/JENNY, LIVE

mercoledì 29 ottobre 2014

10 improbabili autori di capolavori - The Brains

Per una volta voglio dare credito a Greil Marcus. Non perché sia il migliore o il più influente critico di tutti i tempi; ma semplicemente perché è pur sempre il nume tutelare - se non anche l'inventore, chi lo sa - di tutti i decaloghi in ambito musicale.
E quindi fidarsi di Greil Marcus significa accettare che nella sua (appunto) "Storia del rock'n'roll in 10 canzoni" ci sia spazio anche per MONEY CHANGES EVERYTHING dei Brains. Ovvero che dagli anni '70 in poi l'unica cosa influente che ha prodotto il rock'n'roll, accanto alla sublime angoscia metropolitana dei Joy Division e alla dolorosa avanguardia di Christian Marclay, sia questa riflessione su come i soldi influenzano le persone.
Ok, qui si parla di rock e non di sociologia. E poi, si sa che uno degli obiettivi delle playlist è quello di essere esaustive; e più ampio è il periodo considerato e più si deve accettare che ci sia qualcosa che ti è sfuggito.
Come rimediare?
Prendo in mano da uno scaffale polveroso il disco di esordio di Cyndi Lauper (non Laurie Anderson o Annette Peacock: Cyndi Lauper) e lo metto su dall'inizio. La prima canzone è una cover di MONEY CHANGES EVERYTHING. La ascolto. La riascolto. Rimango perplesso. Vado su Youtube e mi ascolto la sua versione originale. Mi convince ancora meno.
Non sarò mai un bravo critico musicale.

MONEY CHANGES EVERYTHING

venerdì 17 ottobre 2014

10 improbabili autori di capolavori - Eddie Money

"This land is your land, this land is my land/from the redwood forest, to the gulf stream waters", cantava Woody Guthrie.
Gli Stati Uniti: paese enorme ma con un immaginario ancestrale sorprendentemente unitario, all'interno del quale la storia di GIMME SOME WATER non è meno americana del Mount Rushmore o della torta di mele. Quindi, nessuna preclusione: un irlandese nato a New York può benissimo scrivere una canzone su un regolamento di conti ai confini con il Messico; la capiranno nella Grande Mela, in California, nel Wyoming...perfino in Canada (magari coverizzandola come gli SNFU).
Ma, come diceva il poeta, "è la storia, non colui che la racconta".
Di fronte al tutto-bianco-con-croce-su-petto-nudo di qui sopra, quanto tempo ci metterebbe il primo avventore di un saloon di El Paso a tirare fuori la pistola? Ecco.

GIMME SOME WATER

martedì 30 settembre 2014

10 improbabili autori di capolavori - the only ones

Di Lou Reed ce n'è (stato) uno solo, ma piuttosto che saccheggiarlo facendo finta di essere qualcos'altro, meglio omaggiarlo consapevolmente.
Il canto nasale c'è, le schitarrate da rock'n'roll animal pure, pare che perfino il testo - più che a una soave fanciulla - si riferisca a uno stupefacente più volte omaggiato dai Velvet (e non solo nelle canzoni): ANOTHER GIRL, ANOTHER PLANET è forse il miglior apocrifo reediano di tutti i tempi. Per una volta, la versione originale è pure decisamente migliore della (tremenda) cover che l'ha resa più nota, in questo caso ad opera di un trio di cazzoni californiani che non mi va nemmeno di nominare.
Per il resto, sarebbe ingeneroso confrontare la funerea eleganza di Lou, John, Sterling e Moe con la mise da "anche stasera sono rimasto fuori dallo STUDIO 54" dei quattro londinesi.
Diciamo solo che la giacca leopardata di Peter Perrett è un errore che Lou non avrebbe mai commesso...style it takes.

ANOTHER GIRL ANOTHER PLANET

martedì 23 settembre 2014

10 improbabili autori di capolavori - Eric Bazilian

Sono un appassionato di musica, non di gossip. Quindi so poco, e ancora meno mi interessa, del perché Eric Bazilian abbia scritto un intero disco per (l'amica? amante? blind date? boh) Joan Osborne. Più che altro, faccio fatica ad immaginare la tostissima sirena del Kentucky che si limita a interpretare testi e musiche partoriti da altri. Ma nel music business non sarebbe né la prima né l'ultima volta.
Certo però che un conto è essere Gregg Alexander e scrivere canzoni con la mano sinistra per Santana o Enrique Iglesias; un altro è essere Eric Bazilian e fare un triplo salto mortale carpiato in avanti, dal capitanare gli evanescenti Hooters a comporre quella ONE OF US che merita un posto indubbio fra le canzoni più incisive degli interi anni '90.
Solo allenamento? Patto col diavolo? Nemmeno questo lo sapremo mai.
Ma almeno una certezza ce l'abbiamo (forse).
Vogliamo pensare che NON sarebbe stata la stessa cosa se a cantarla, invece della soave Joan dai boccoli biondi e piercing al naso, fosse stato l'improbabile moschettiere immortalato qui sopra?
Vogliamo, sì.

ONE OF US

giovedì 11 settembre 2014

10 improbabili autori di capolavori - Billy Roberts

Quello che dalla foto ci appare come un simpatico ragazzone americano (South Carolina, per la precisione), tutto casa chiesa e chitarra acustica, pare sia in realtà il vero autore della murder ballad più celebre della storia: quella HEY JOE che, transitata attraverso vari gruppi, ha infine trovato nella luciferina Stratocaster di Jimi Hendrix la sua definitiva consacrazione.
Spiacente, Billy. Ma della storia di Joe che uccide la sua donna e scappa in Messico non eri credibile neanche come testimone.

HEY JOE

venerdì 22 agosto 2014

10 motivi per aprire un blog

1. Perchè è meno costoso che comprarsi una moto, o lezioni di deltaplano, o tutte quelle cose stupide che gli uomini fanno raggiunta una certa soglia

2. Perchè lo fanno tutti, e che devo essere io l'unico coglione che non ce l'ha?

3. Perchè non mi funziona whatsapp, facebook non riconosce più la mia faccia, twitter mi blocca i messaggi e ho un disperato bisogno di dire quello che penso al mondo

4. Perchè abito troppo distante dal mare per lasciare messaggi nelle bottiglie

5. Perchè scrivere mi aiuta a schiarirmi le idee, ma in ambito lavorativo faccio fatica a trovare idee per le quali valga la pena scrivere

6. Perchè è ciò che più si avvicina ai sogni che faccio ogni notte ma di cui al mattino non ricordo nulla

7. Perchè non so nuotare

8. Perchè le cose che piacciono a me potrebbero piacere anche ad altri e quelle che mi indignano potrebbero indignare altri, se loro lo vogliono

9. Perchè le cose che non mi piacciono potrebbero un giorno piacermi e le cose che mi piacciono potrebbero dispiacermi, se qualcuno riesce a farmi cambiare idea

10. Perchè c'è sempre un motivo, anche se spesso lo scopriamo dopo