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venerdì 29 settembre 2017

Sogni 2 (a C.)



Ho sognato che succedeva qualcosa che non mi aspettavo, perché si sa che i sogni sono il contrario della realtà e nella realtà non si avvera mai ciò che desideri, quindi siamo pari.
Ho sognato che non avevo voglia di andare a lavorare, ma ci andavo lo stesso. 
Ho sognato che era una giornata di novembre, ma c'era il sole e non la pioggia a illuminare la fabbrica che si stava per risvegliare.
Ho sognato che il tempo girava diverso da quello normale, ma non quando ero dentro al reparto: ero ancora fuori che fumavo la mia sigaretta, mentre tu fumavi la tua dall'altra parte del cancello.
Ed eravamo tutti e due vestiti come degli straccioni, che se ci avessero visti i nostri genitori, i nostri padri avrebbero serrato le labbra e le nostre madri avrebbero pianto e maledetto.
E tu eri stanca e bellissima.
E io non avevo neanche il coraggio di guardarti, ma tu avevi coraggio per tutti e due.
E ti avvicinavi scuotendo i capelli biondi e mi chiedevi sorridendo: "quando mi porti al mare?".

Ho sognato che dove c'era la fabbrica un giorno ci sarebbe stato un mare che così bello non ce l'aveva neanche il padrone e che ci potevamo andare ogni volta che ci pareva perché non c'erano più né turni né cancelli e che però i tuoi capelli erano sempre biondi e il tuo sorriso era sempre il sorriso più luminoso del mondo. 
Ho sognato che i nostri sogni erano i più belli.   

martedì 25 ottobre 2016

Sogni (a P.P.)

Ti ricordi? Certo che te lo ricordi, come potresti dimenticartelo?
Ti ricordi di com'era qui? L'equivalente di migliaia di campi da calcio.
Campo da calcio, sì, C-A-M-P-O, ha la stessa radice di campagna. E qui non c'era neanche bisogno di dire che una volta era tutta campagna, semplicemente perché la città non c'era. E se c'era, era come un altra nazione, anzi: era come volare dalla Terra su Marte. Cosa puoi pensare di trovare su Marte? Non lo sai, non ne hai idea finché non ci arrivi davvero.
E ti ricordi anche del sogno, non puoi dimenticarti neanche di quello. Che tu per mesi hai sostenuto che era impossibile; ma non perché pensavi che lo fosse davvero, solo perché non volevi darmi ragione.
E adesso lo pensi ancora, che sia impossibile sognare il futuro invece che il passato? Adesso che per entrare nei campi da calcio devi avere il tesserino, o devi chiedere il permesso al prete, al dirigente, al custode?
Pensi ancora che sia impossibile visionare mostri di cemento armato dove ci sono colza e girasoli? O credi che si possano solo anelare le rive del fiume da dove tuffarsi, lì dove ora ci sono i circoli dei canottieri e dei tennisti e dei palazzinari?
Pensi ancora che i sogni semplici, quelli fatti di rimpianti e di consigli della mamma, fossero comunque migliori?
Che vivessimo in una sorta di età dell'oro, dove il pallone rotolava fra le gambe e non fra le intersezioni delle zone della mia o della tua competenza, dove in spiaggia si andava per fare il bagno e per mostrarsi, non per morirci come se dovessi cadere da una scogliera?

Pensi ancora che si possa pensare solamente all'incontrario?  

mercoledì 25 novembre 2015

le loro voci

Ogni volta che mi chiedono "Quanto vengono i crisantemi?" mi piacerebbe rispondere così:
- C'è scritto lì, cazzo. Non sai leggere? E comunque non sono crisantemi, ignorante...
Invece faccio un bel sorriso e rispondo:
- 3 euro al mazzo, signora, guardi che belli.
Sono quelli che vengono una volta all'anno (anche se mi viene difficile scusarli solo per questo).
Poi ci sono quelli che vengono DUE volte all'anno. La prima è la settimana precedente al weekend dei morti: mettono i fiori freschi così possono tornare la settimana dopo e far vedere a tutti che si prendono cura dei loro cari, sfoggiando allo stesso tempo l'impeccabile lavoro di stilisti e parrucchieri.
Certo, ci sono anche quelli che vengono tutte le settimane, o quasi. Tutti i giorni, dite? Sì, ce ne sono. Ma non durano molto. Perché sono anziani o perché si stufano, li vedi per un po' di giorni consecutivi, poi basta.
E poi c'è lei. L'unica persona per cui non provo fastidio né indifferenza.
Una signora dall'età indefinibile: sicuramente non una ragazza, ma forse più giovane di quanto non sembri. Forse per il suo stile nel vestire, elegante ma non ostentato; forse per il passo deciso di chi sa dove sta andando, ma non tanto cadenzato da dare l'impressione di volerci arrivare troppo in fretta.
I primi tempi veniva durante la settimana ed io mi offrivo di accompagnarla a destinazione. Alla mia presenza e ai miei tentativi di dialogo rispondeva con un sorriso, che ho imparato presto ad interpretare: il fatto che io fossi lì con lei, se anche non le dispiaceva, non le era comunque in alcun modo indispensabile.
In seguito, cominciò a presentarsi anche il sabato o la domenica, ma mai a cadenze fisse: poteva passare una settimana o un mese e, quando ci si poteva cominciare a chiedere quando sarebbe comparsa, eccola arrivare, col suo mazzo di fiori portato da casa.
E non è evidentemente questo il motivo per cui la ammiro.
Ho capito che era una persona speciale nell'unica occasione in cui l'ho sentita parlare.
Io stavo cambiando l'acqua a un vaso, poco distante da lei e da un gruppo familiare piuttosto numeroso, che si stava raccontando ad alta voce gli ultimi pettegolezzi su parenti ed amici. Ed è stato allora che la signora ha parlato. Ha finito di raccogliere i fiori vecchi, si è avvicinata a loro ed ha detto:
"se venite qui per parlare, non riuscirete mai ad ascoltare quello che loro dicono. Se non vi interessa, andare a parlare da un'altra parte. Se c'è anche una sola persona che è qui per ascoltare, non capirà niente."
Da quella volta, mi viene spesso la voglia di fare una passeggiata all'interno, magari in una di quelle giornate infrasettimanali fredde e piovose nelle quali si può supporre che non ci sia nessuno dentro al cimitero.
Non riesco ancora a distinguere le loro voci. Ma sono abbastanza sicuro che non facciano domande cretine sul prezzo dei "crisantemi".

venerdì 26 settembre 2014

Lolita e l'angelo

Gli angeli esistono e io sono uno di loro. Né il migliore né il peggiore.
Lo sai in cosa sta la differenza, Lolita?
Sta nella maggiore o minore capacità di sorridere.
Non abbiamo altri poteri: non siamo capaci di influire sulle vite degli uomini. Possiamo solo passare e fare dei sorrisi, a cui pochi rispondono; di solito, invece, incassiamo molta indifferenza e anche qualche maledizione, perché c'è chi pensa che dietro un sorriso di qualcuno ci sia qualcosa di brutto per qualcun altro.
A cosa serve tutto questo, Lolita?
Non lo so. La consapevolezza di essere inutili è sempre in agguato e cerchiamo di mascherarla provando a sentirci superiori, nonostante tutto. Così abbiamo cominciato a inventarci di essere in contatto con gli Dei, con l'infinito, con l'universo. Pensiamo in tal modo di ripagarci delle cose brutte e delle persone abbruttite che vediamo, che dobbiamo vedere.
Ma io vedo te, Lolita, disegnare nell'aria queste stelle che io non riesco a cogliere e mi rendo conto che la perfezione dei tuoi gesti mi è incomprensibile.
Penso che forse sei una forma particolare di angelo che non sorride. Ma penso anche che quello che ci rende più diversi potrebbe essere ciò che più ci avvicina.

(liberamente ispirato alla canzone "Lolita nie en bloc" dei Noir Desir)