Visualizzazione post con etichetta notturni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta notturni. Mostra tutti i post

martedì 31 ottobre 2017

HallowNina

- Pronto? Ciao...sì, senti, ci ho pensato. Ok per stasera. Hai ragione, non posso stare sempre tappata in casa. Mi fa bene stare un po' fuori, certo. Sai che ti dico? Mi va anche meglio. Nel frattempo ho conosciuto un po' i vicini e su otto appartamenti ce ne sono almeno metà che hanno bambini. Alcuni forse sono piccoli, ma ce ne sono dai quattro ai nove anni che sicuramente andranno in giro a fare dolcetto o scherzetto. E vedere bambini in questo periodo non è la cosa che preferisco...Ah, beh, sì, ovvio che sarebbe meglio vedere qualche ometto disponibile, sei proprio un'amica a dirmi questo, grazie mille. Perchè credi che abbia deciso di uscire? Ma voi vi vestite, vero? Senti qua: alla fine ho deciso di uscire anche perchè l'altro giorno ho messo un po' a posto la roba negli scatoloni...sì, ho ancora parecchia roba per aria e...no, non ti do niente. Neanche se mi dai una mano. Sì, lo so che sono una sciattona. Insomma, in mezzo alle borse vecchie ho trovato il vestito che avevo preso per halloween di tre anni fa...te lo ricordi? No, mi spiace contraddirti, ma non è da zoccola. Hai solo paura che se mi presento con quello poi a voi non vi guarda più nessuno. Ma sai che c'è? Io me lo metto lo stesso, poi vedete voi se fare i mignottoni o le ragazze sexy come me. Senti ma...secondo te ci saranno tanti botti? Non lo so, i ragazzini sparano i botti ad halloween come a Natale e Capodanno? Che ne so io. E' solo per Nina. Io la chiudo in camera, spero che non si spaventi...Ok, ok. A dopo, ciao.

Prima di uscire, la padrona si raccomandò a lungo con Nina che facesse la brava e che non si spaventasse troppo. Nina rispose con una piccola testata, che era il modo di far capire alla padrona che non c'era nulla di cui preoccuparsi.
La porta della camera fu debitamente chiusa, ma era un accorgimento del tutto inutile. Nina riuscì a guadagnare in pochi secondi il salotto e la porta finestra, presso la quale si fermò a guardare fuori, come fanno sempre i gatti quando si ricordano delle loro origini soprannaturali. 
Se qualcuno in quel momento avesse alzato la testa verso il terrazzino dell'appartamento, avrebbe visto riflettersi sul musetto nero di Nina i colori dei lampioni, delle decorazioni che qualche vicino aveva messo intorno alle case e, perché no, anche dei botti che qualche ragazzino più grande aveva la perizia e il permesso di far esplodere.
Ma solo un gatto avrebbe potuto capire che Nina stava semplicemente aspettando il momento in cui le sue compagne sarebbero finalmente passate a prenderla, per dare inizio a ciò che solo alcuni umani - e nemmeno tutti, in verità - pensano sia una festa per gli umani :)      

giovedì 29 giugno 2017

Festa


- Ehi, ciao! ... Vabbè, non ti sforzare, he he. Io sono Tommaso, ciao. Tu abiti giù verso il fiume, vero? Non stiamo molto distanti. La città è piccola...ed è una merda, vero? He he. Vabbè, almeno ogni tanto qualcuno organizza qualche festa. A proposito: tu sai chi è il capo, qui? Cioè, il padrone di casa, insomma quello che organizza. Diciamo che mi sono imbucato, he he, ho sentito che c'era sta cosa e...fra l'altro è stato un casino trovare il posto, mi è toccato anche muovermi da solo che poi tutti sanno sempre tutto ma nessuno ha mai voglia di fare niente. Mi sono detto: vabbè, intanto andiamo e vediamo com'è, poi casomai mi bevo una cosa e me ne vado, he he. Beh, ho bevuto qualcosina anche prima e adesso...cosa bevi tu? No, non me lo dire. Il colore non è proprio sto granché, bello. Posso assaggiare? Boh, non riesco a capire cos'è ma deve essere bella potente, he he. Del resto, per sopportare questa musica...no, vabbè, in genere non vado a questo tipo di feste, non è proprio il mio genere, ascolto tutt'altre cose io. Però almeno qui ti rifai gli occhi...alcune sembrano vestite come mia nonna ma sai che ti dico? Truccate così...mmmm...capisci? Beh, vedo che ci date dentro tutti con l'alcool qui, he he. Ma la musica da ballare la mettono dopo? Non dirmi che sono arrivato troppo presto...vabbè, non è che ho tutta sta esperienza di feste, ho detto: vado prima di mezzanotte che poi magari finisce il beveraggio. Però voglio dire, gente ce n'è adesso, no? Che poi da dove vengono? A parte te, non credo di avere mai visto nessuno. A parte che non è gente che frequenterei normalmente, ti rompe se te lo dico? Lo dico a te perché ci conosciamo, vedi io di solito non è che ho problemi a conoscere gente ma se nessuno si muove e tutti stanno solo a parlare fra di loro e a bere e ad ascoltare sta schifezza, io non è che mi sento molto a mio agio, eh. Vabbè, sono ubriaco e mi può scappare la parola in più, scusa, he he. Ora mi siedo qui e aspetto che mi passi e che magari mettano un po' di musica decente, mamma mia, sembrate veramente un branco di morti viventi però.

- He he. No, non siamo la gente che frequenti abitualmente. Perché, vedi, se fosse così saresti morto come noi...

mercoledì 31 maggio 2017

J'entends siffler le train

Prima di venire qui non pensavo che fischiassero ancora.
Quand'ero ragazzo, c'è stato un periodo in cui lo prendevo tutti i giorni, il treno, per andare all'Università. Ma mi sono stancato presto di entrambi.
Ora invece li sento tutte le notti, quando salgo qui nel terrazzo a fumare. Alla mia età si è abitudinari in tutto, soprattutto nelle ore di sonno che ci facciamo mancare. 
Non li vedo, questo no. Non saprei nemmeno immaginarli se non in termini iperbolici; così come gli scrittori di fantascienza, non sapendo immaginare la modernità, la descrivevano in termini molto più sfacciatamente ottimistici rispetto alla realtà che sarebbe arrivata.
Qualche sera fa uno di quei bestioni ha fischiato molto più a lungo: poi si è scoperto che sotto i binari era finita una giovane donna. Forse per gioco, forse per un amore che doveva esserci e non c'era, forse perché aveva molto più senso che si trovasse lì più che in qualsiasi altro posto.
Si dice che alcuni animali, quando sanno di dover morire, scelgano in anticipo il posto dove farlo. E' ciò che fanno alcuni di noi umani, quelli che se lo possono permettere.
Ora vorrei essere uno di loro...ma solo per la soddisfazione di poter scegliere.
In realtà non so se opterei per un luogo troppo diverso da questo: il verde e il silenzio non mancano nemmeno qui, e quando la notte si trasforma in alba le sfumature di blu che colorano le colline sono quasi magiche.
Ma lo farei da uomo libero.
Possibilmente, con al mio fianco una persona che mi vuol bene. E non un'ottusa guardia che sta tutto il tempo a controllare che non mi butti di sotto.

domenica 11 ottobre 2015

quanto manca adesso?


(IO SONO IL FIGLIO E L'EREDE)
- Lo sai che se volessi potrei dare fuoco alla disco? E' una cazzata: prendo la tanica che ho in bagagliaio, vado al distributore che è qui a centro metri, una bella innaffiata e via.
- Non credere che sia così semplice. Intanto bisogna che non ti veda nessuno.
- Non la vedi quella porta? E' l'uscita di sicurezza. Apri e chiudi...
Sì, sapevo che poco più in là rispetto a dove si appoggiava lei, c'era l'uscita di sicurezza. Vederla, era un altro discorso. L'unica cosa che vedevo era la brace della sua sigaretta che ondeggiava. Una notte d'estate per modo di dire, senza luna e senza zanzare, non si vedeva e non si muoveva un cazzo.
- Non mi ascolti, coglione.
(DI UNA TIMIDEZZA CHE E' CRIMINALMENTE VOLGARE)
- No, è che mi sono incantato un attimo.
- Ah, ma allora ti faccio qualche effetto.
(DI NIENTE IN PARTICOLARE)
- Secondo te?
(STAI ZITTA)
- Non so. Sei così...controllato. Ti ho appena detto che avrei dato fuoco al locale e non hai fatto una piega. Pensati se ci fossi stato dentro.
- Lo avrei saputo prima e sarei uscito per tempo.
(COME PUOI DIRE CHE APPROCCIO LE COSE NEL MODO SBAGLIATO?)
- E se non te lo dicevo, genio?
Io non vedevo un accidente, ma nemmeno lei. Infatti quando le presi la sigaretta dalla mano e la avvicinai al suo viso scattò all'indietro.
- Ma che cazzo vuoi fare?
(STAI ZITTA)
- Stai zitta. Fatti vedere un attimo
(SONO UMANO E HO BISOGNO DI ESSERE AMATO)
Obbedì...per qualche secondo. Poi mi chiese:
- Ti piaccio?
- Sì, ma non nel senso che pensi tu
- Fffff...tu non sei normale. Torno dentro, mi accompagni? O stai qui a pensare a...boh?
(COME CHIUNQUE ALTRO)
- Vai, vai.

Vai pure dentro che ho già capito tutto.
La prima volta che ti ho guardata negli occhi dentro il locale ho scannerizzato il tuo passato. So tutto di te, da quando sei nata il 10 marzo 1992 a Venezia fino all'ultima vodka cola che ti sei bevuta e che ti fa sragionare di dare fuoco al locale, come se qualcuno potesse prenderti sul serio. Che poi è il il motivo per cui mi hai seguito fuori.
(QUANDO DICI CHE STA PER SUCCEDERE ADESSO, COSA INTENDI ESATTAMENTE?)
La seconda volta che ti ho guardata negli occhi alla luce della sigaretta accesa ho visto il tuo futuro. Ovviamente non ti racconterò del matrimonio - nè felice nè disgraziato - che ti aspetta, dei figli, del lavoro che perderai e riconquisterai...non è per te che lo faccio.
Nemmeno tu sei quella giusta.
Uno sguardo per conoscere tutto il passato, uno per conoscere tutto il futuro. E per nessuna il passato o il futuro sono io.
Siamo già a fine serata, questa è la canzone adatta per chiudere.
(QUANTO MANCA ADESSO?
QUANTO MANCA ADESSO?)

martedì 14 ottobre 2014

l'alba non ci teme

L'alba non ci teme perché qui fuori siamo tutti uguali.
Il club ha chiuso i battenti; ci hanno fatti uscire ed ora andiamo incontro alla domenica, fumando e camminando con un passo più lento della nostra reale stanchezza.
Non potremmo essere più distanti dalla poesia del sole che si alza sulle spiagge trasparenti dei caraibi, o sulle vette innevate delle montagne più alte del mondo: qui ha da scavalcare solamente qualche capannone o qualche torretta dai vetri color verde acqua, troppo bassa per essere chiamata grattacielo.
Raggiungendo le macchine ci imbattiamo nelle biciclette dei bengalesi che a quest'ora iniziano il turno, in questa distesa di fabbriche che per noi è solamente lo sfondo del locale dove, per poche ore alla settimana, ci sentiamo speciali. Come se ci fosse un'enorme scarto fra le loro tute blu e bianche e le nostre minigonne, borchie, anelli, pvc e colori strani nei capelli...quei dettagli che nel momento stesso in cui vogliono fare distinzione diventano automaticamente appartenenza.
Abbiamo ancora una volta nostalgia di quella notte che evidenziava le nostre differenze, creando per ognuno di noi dei profili minacciosi degni di quei delinquenti e di quelle puttane che, per saggezza popolare, sono gli unici che stanno fuori molto dopo il tramonto. Di quella notte che per proteggerci ci rendeva tutti diversi e che sta cedendo ancora una volta il posto ai primi raggi di questa alba, che invece non guarda in faccia nessuno e che rende tutte le sfumature di nero dei nostri vestiti poco più che un indistinto grigio sporco.
Ma nel momento in cui saliamo in macchina, anche quest'alba che sembrava interminabile è già diventata quel giorno a cui avremo tempo di pensare al nostro risveglio. Andiamo.

giovedì 18 settembre 2014

Stanotte / Stamattina



Ho spento il motore e tirato il freno a mano. Questa notte deve essere tutto perfetto; e rotolare con la macchina giù da questa amena collinetta non sarebbe il modo migliore per finire (figuriamoci per iniziare).
Sei rannicchiata sul sedile, sembri rilassata, ma non si può essere troppo sicuri...noi uomini, poi, non lo siamo mai.
Noi uomini?
Mai come in questi momenti ti senti unico al mondo. Nel bene e nel male.
E proprio mentre penso tutto questo, mi rendo conto che invece che perdere tempo a pensare avrei fatto meglio a baciarti subito.
Ora che faccio?
Ho deciso: invece che intavolare un discorso qualsiasi, lascio parlare qualcun altro. Inserisco un cd. Per fortuna la prima canzone è quella giusta, armeggiare con l'autoradio sarebbe penoso, credo.
Partono le prime note di Stanotte/Stamattina.
E aspetto.

STANOTTE/STAMATTINA

giovedì 28 agosto 2014

sabato sera




Sono le 22 e 15 e lei non ha ancora chiamato.
E' da oggi pomeriggio che non ci sentiamo e non so se quello che doveva succedere è già successo, come e quando. Non ho la possibilità di raggiungerla.
La immagino avvolta nella nebbia della città dove le luci delle insegne, invece che guidarti, ti confondono ancora di più. Oppure dentro quella enorme stanza, in piedi, ad aspettare. O alla stazione dei treni, con l'eco dei tacchi e dei vestiti nuovi che si riflette negli specchi del sottopasso.
Dovrei chiamarla io per sapere, per capire...
ma siamo nel 1979 e i cellulari non sono ancora stati inventati.