Visualizzazione post con etichetta la sagra della primavera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la sagra della primavera. Mostra tutti i post

sabato 9 maggio 2015

il giardino


- Eri mai stata qui?
- No. Tu?
- Nemmeno io. mai sa qual'è la cosa strana? Non ci sono mai stato, ma mi pare di averlo già visto tante altre volte.
- Anche per me ha qualcosa di familiare...
- Sì, vedi lì ad esempio? Scommetto che se giri a destra dopo quell'albero c'è un prato di narcisi.
- Beh, andiamo a vedere, no?

- Come volevasi dimostrare
- Ah, ah. Ma guarda che io non ti avevo mica dato torto!
- Lo spero bene!
- Che scemo che sei.
- Tu mi rendi scemo...ma quanto ti amo?
- Mai quanto me!

- Ma che meraviglia questo parco...dovremmo tornarci più spesso.
- Ma ha un nome?
- Boh...non è nemmeno indicato nella cartina.
- Senti, ma poi sappiamo tornare indietro, vero?
- Questa è una domanda da non fare MAI a un uomo...non lo sapevi?
- Scemooooo

- Ammettilo...
- Eppure dovrebbe essere da qui che siamo entrati...
- Ok, se non vuoi dirlo tu lo dico io chiaramente: ci siamo persi. E tra un po' farà buio. Come pensi di risolverla, mister?
- Beh, in fondo cosa dobbiamo fare domani?
- Ma che...
- Sshhh...vieni qui...

- Yawn
- Ancora sonno?
- Fame più che altro.
- Vado a prenderti qualcosa?
- Come no, genio. Hai visto un ristorante qua vicino?
- Ho un'idea migliore...


Il vecchio scosse la testa.
- Non imparano mai
- Però non è giusto così. L'altra volta li avevi avvisati che non dovevano prendere i frutti di quell'albero - osservò l'uomo vestito di nero.
- Speravo che in qualche milione di anni avessero fatto dei passi in avanti - replicò il vecchio.
- Hai la memoria corta...non ti ricordi cosa hanno fatto duemila anni fa, altro che milioni.
- So già cosa stai per chiedermi - sorrise il vecchio.
L'uomo in nero sorrise a sua volta.
- Ok, te li lascio ancora un po'...ci rivediamo fra...quanto?
L'uomo in nero era già sparito, anche se l'eco della sua voce risuonò ancora a lungo nella mente del vecchio:
- Ma che razza di domande fai? Chiedi a me le cose che dovresti sapere tu...stai proprio perdendo colpi. Au revoir...forse.

sabato 18 aprile 2015

problemi col trasloco

- Non mi capisco più.
- In che senso?
- Non dovrebbe esserci qualcuno in questa camera?
- No, questo è lo studio. Te l'ho già detto ieri.
- Ah, già. Hai ragione.
- Però non è possibile che ogni volta che traslochiamo è sempre la stessa storia...
- Senti, sei tu che ogni volta vuoi cambiare casa. Sai quanto bene starei io se non dovessimo sempre andarcene in fretta e furia...
- Ah, adesso sarebbe colpa mia se ci sbattono fuori ogni volta?
- Mia no di certo...sei tu che ogni volta ti fai prendere dal panico

Slap.

- E non ho neanche tutti i torti - borbottò la mosca superstite, volando verso la finestra più vicina.

giovedì 2 aprile 2015

l'isola

Ho fatto un sogno strano l'altra notte.
Mi trovavo - non so come, non so perché - in un'isola deserta. Deserta nel senso che non c'erano persone: nel sogno camminavo, camminavo per ore e ore senza mai incrociare nessun mio simile.
Eppure, segni di una presenza umana ce n'erano eccome: a un certo punto passavo all'interno di una specie di villaggio, con tanto di capanne col tetto ricoperto di paglia. Ogni capanna era delimitata da una specie di recinto di legno e pietre ed aveva il suo orto; ma nessun orto sembrava in buone condizioni. Anche perché - e questa era la prima cosa strana - c'era una quantità impressionante di conigli che, invece di stare in gabbia, zampettavano allegramente in mezzo alle verdure, mangiando e distruggendo tutti gli ortaggi.
La seconda cosa strana erano degli enormi "granai" che, invece di contenere grano o cereali, erano interamente pieni di uova, di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Eppure non si vedevano nè galline, nè altri volatili di nessun tipo.
Lasciato il villaggio, camminavo in mezzo a un bosco per arrivare in mezzo a una radura nella quale il numero dei conigli e degli ammassi di uova era ancora maggiore. Alzavo gli occhi al cielo e vedevo improvvisamente stormi di uccelli bianchi che correvano in tutte le direzioni, prima di planare a loro volta verso la radura.
Allora, finalmente, ho collegato tutto: i conigli, le uova, gli uccelli bianchi che non potevano che essere colombe.
Mi trovavo nell'Isola di Pasqua.