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venerdì 29 gennaio 2016

Primi passi

Sembrerà impossibile, ma anche da quassù riesco a vederli. 
Se mi mettessi di impegno, riuscirei anche a contarli. Non dico a guardarli in faccia...ma perchè no? Diciamolo pure. Sarà la sensazione di onnipotenza data dall'essere così in alto. Per la precisione, sul terrazzo che si trova sopra il ventesimo piano. Periferia della città...ecco perchè sono così pochi. Qui non ci abita nessuno, si viene solo per riempire il tempo fra una strisciata di cartellino e l'altra. Lo chiamano "lavoro".
Sì, potrei guardarli in faccia uno per uno. Non sono più di una quindicina, evidentemente l'allarme è stato appena dato.
E scommetto che stanno pensando tutti la stessa cosa.
Non lo fare.
Fallo.
E non sanno ancora che esaudirò entrambi i loro desideri contemporaneamente.
Ah, sì, probabilmente ci sarà qualcuno di loro che pensa di potersi immedesimare, magari perchè conosce qualcuno che ha avuto un amico o un conoscente che si è gettato da un palazzo. E quindi si staranno chiedendo se è vero che un attimo prima o un attimo dopo ti scorre tutta la vita davanti, come in un brutto film americano.
Non è vero.
L'unica cosa a cui pensi è come mettere i piedi. I primi due passi, il destro e il sinistro. 
Il tempo che hai per pensarci dipende da quanto ci mettono ad arrivare coi mezzi di soccorso e, eventualmente, dal fatto che ci sia qualche coraggioso che prova a intervenire prima.
Finora nessuno. Anche se comincio a sentire le sirene esattamente dalla direzione da cui dovrebbero arrivare.
Ok.
Prima il destro.
Poi il sinistro.
Poi... 

mercoledì 23 dicembre 2015

Tutto quello che ho da dire


Mi è appena tornata in mente la storiella del maestro zen, che non sapeva se era stato lui a sognare di essere una farfalla o se era stata una farfalla a sognare di essere lui.
Forse perchè qui non è possibile distinguere il sonno da ciò che sonno non è. A volte mi sembra di essere costantemente sveglia, altre volte ho la sensazione opposta. E' come se avessi un enorme cuscino sotto di me...ma non capisco se serve a dormire meglio o solo ad isolarmi dal resto, a lasciarmi sola con i miei pensieri. Se di pensieri si può parlare.
Ti ricordi quando entravi con le pentole per svegliarmi, se alla domenica mattina stavo a letto fino a mezzogiorno?
Eri convinto di essere spiritoso, e forse la prima volta lo sei anche stato. Dopo un po' meno, ma non importa.
Ti perdono.
Lo faccio perchè so che ti farà stare meglio. Dove mi trovo io adesso, parole come perdono e colpa non hanno più alcun senso. Ma so che devo farlo per te, quindi tanto vale farlo tutto e subito.
Ti perdono per aver capito forse il 20% di quello che c'era da capire su di me.
Ti perdono per esserti vantato di capire quel 20% come se avessi scalato l'Everest.
Ti perdono per aver sempre - o quasi - rinunciato quando invece avresti dovuto distruggere tutto quello che si metteva in mezzo, ed insistito quando avresti dovuto lasciar perdere.
Ti perdono per non esserti fermato in tempo.
Ti perdono perchè, quando ti ho chiesto se era tutto sotto controllo, mi hai detto di sì.
Ti perdono perchè, quando ti ho detto che fosse successo mi sarei buttata dal tetto, ti sei limitato a sorridere, come se trovassi il tutto talmente inverosimile da non potersi mai avverare, o meglio talmente illogico da non poter mai succedere a te.
Ti perdono per non essere rimasto a casa quel giorno, per non aver risposto al telefono, per non essere salito sul tetto con me, per non avermi trattenuto, per non essere stato sul marciapiede un secondo prima che ci andassi a morire.
Ti perdono per quel figlio che nessuno dei due voleva.
Ora lasciami chiudere gli occhi.

lunedì 5 gennaio 2015

100 di questi capodanni

Ogni anno, quando ci si trova il 31 dicembre per il veglione, succedono invariabilmente due cose:
1 - all'ultimo momento, manca qualcuno dei soliti amici, quelli che vedi durante tutto l'anno e che per qualche motivo più o meno misterioso il 31 si defilano. Influenze, partenze improvvise, catastrofi varie: poco conta il motivo, la sostanza sta nell'assenza.
2 - all'ultimo momento, si aggrega alla compagnia qualcuno che non hai mai visto prima e che non vedrai mai più. Il fratello, il cugino o l'ex compagno di banco di qualcuno, venuto direttamente dal Galles o da Singapore e in partenza il giorno dopo: poco conta chi sia, tanto rimarrà solo una faccia in qualche foto di gruppo, anzi spesso nemmeno in quella dato che - almeno prima dell'avvento dei selfie - era previsto che fosse lui stesso a scattarla.
Ecco, foto di gruppo a parte, in 100 anni non è cambiato nulla, probabilmente. I due eventi di cui parlavo prima sono praticamente gli stessi che annotava il mio bisnonno nel suo diario:

"Mai avrei pensato di trascorrere un capodanno simile.
Cara Juliet, se potessi vedermi adesso non crederesti ai tuoi occhi.
Sono sbronzo di alcol e sigarette, io che prima di partire non fumavo e bevevo solo mezza pinta il giorno del mio compleanno.
Ma quel che più di tutto ti sembrerà strano, ho perso a calcio e non mi sono arrabbiato. Nemmeno quando il tizio che adesso dorme qui vicino a me mi ha rifilato un calcione. Dovresti vederlo, Juliet: avrà più di 20 anni, ma è molto più biondo del figlio di tua cugina. Si chiama Jurgen, o qualcosa del genere. Fra un po' si dovrà svegliare e tornare dai suoi.
Peccato che Tom non sia qui a festeggiare con noi. Non sono riusciti a rimuovere quella maledetta scheggia. E' morto ieri mattina all'alba

Ypres, 1 gennaio 1915"      

lunedì 29 dicembre 2014

la maledizione del Natale

La colonna sonora del mio 25 dicembre è stata "E' Natale" di Mina. Forse non la sua canzone più famosa, né tanto meno la più bella, ma almeno per me assolutamente calzante.
Già, sono una di quelle strane persone a cui il natale non piace. E perché mai? Lasciamo perdere. Di solito, quando me lo chiedono alludo nebulosamente a traumi infantili vagamente legati alla figura di babbo natale, dato che le vere motivazioni (o forse la mancanza di vere motivazioni) sono impossibili da spiegare.
Ma, come quasi tutte le persone che le detestano, io sono TERRORIZZATO dalle feste comandate. Le subisco così come lo schiavo subisce un padrone: assecondandolo, facendo il possibile per soddisfare le sue (in fin dei conti prevedibili) aspettative e conservando la vergogna e la dignità per tempi migliori.
Quindi, anche quest'anno, come sempre, mi sono prestato al penoso rito dei doni natalizi.  
Stavolta però ho deciso di seguire i consigli di chi dice che i nemici vanno presi di sorpresa. Ho fatto i miei acquisti alla vigilia di halloween, approfittando dell'incremento di stronzate che ormai da qualche anno riempie le vetrine gli ultimi giorni di ottobre: se proprio devo sentirmi demente, almeno che sia in occasione di una festa che nel senso comune è assai più demente del natale (anche se qui ci sarebbe da discutere).
Il risultato è che gli oggetti acquistati quasi due mesi prima, il 24 dicembre non avevano più alcun senso. Non avevo la più pallida idea di cosa ci fosse dentro le confezioni regalo, figuriamoci quali fossero gli effettivi destinatari degli stessi. Per fortuna con metà delle persone a cui avevo preventivato di consegnarli non avrò alcun contatto fino al 2015. Agli altri ho dato dei pacchetti a caso. Almeno loro a Natale saranno talmente buoni da apprezzare il pensiero.  

MINA - E' NATALE