martedì 23 febbraio 2016

La morte della sinestesia

Il ragazzo si avvicinò alla ragazza e toccò la benda. Era una semplice fascia nera, non troppo stretta nè troppo larga. Il ragazzo guardò negli occhi la ragazza; e quegli stessi occhi che lei aveva celato sotto quella striscia, adesso sostennero tranquillamente lo sguardo di lui. 
La musica si era ridotta a un semplice pulsare, come se venisse da un pianeta lontano e non più da pochi metri di distanza. 
Il ragazzo fece il gesto di legarsi la benda poco sotto l'attaccatura dei capelli, ma poi la tolse e la ridiede alla ragazza, come un bambino che non vuol chiedere aiuto alla madre. 
- Lo faccio spesso, comunque - disse lei.
- Cosa?
- Mettermi la benda. Quando sento una musica a cui posso completamente abbandonarmi, cerco di percepire solo quella. 
- Non puoi semplicemente tenere gli occhi chiusi?
- No. Le luci mi danno fastidio. Le luci non c'entrano niente con la musica...sarebbe meglio il buio totale, non credi?
- Be', ma tanto tu non te ne accorgeresti...
- Lo sentirei.
- Sentire non è la parola giusta forse.
- Lo sentirei dentro. Qui non è "sentire" nel senso di ascoltare... - lei accennò un sorriso - cavolo, non è colpa mia se in italiano si dice allo stesso modo.
- Io invece non potrei mai "sentire" questa musica senza vederla - esclamò secco lui.
- Ma come fai a vedere la musica?  
Il ragazzo fece una pausa studiata.
- E' l'unico modo che ho di sentirla - rispose, dopo essersi tolto i tappi dalle orecchie.

venerdì 29 gennaio 2016

Primi passi

Sembrerà impossibile, ma anche da quassù riesco a vederli. 
Se mi mettessi di impegno, riuscirei anche a contarli. Non dico a guardarli in faccia...ma perchè no? Diciamolo pure. Sarà la sensazione di onnipotenza data dall'essere così in alto. Per la precisione, sul terrazzo che si trova sopra il ventesimo piano. Periferia della città...ecco perchè sono così pochi. Qui non ci abita nessuno, si viene solo per riempire il tempo fra una strisciata di cartellino e l'altra. Lo chiamano "lavoro".
Sì, potrei guardarli in faccia uno per uno. Non sono più di una quindicina, evidentemente l'allarme è stato appena dato.
E scommetto che stanno pensando tutti la stessa cosa.
Non lo fare.
Fallo.
E non sanno ancora che esaudirò entrambi i loro desideri contemporaneamente.
Ah, sì, probabilmente ci sarà qualcuno di loro che pensa di potersi immedesimare, magari perchè conosce qualcuno che ha avuto un amico o un conoscente che si è gettato da un palazzo. E quindi si staranno chiedendo se è vero che un attimo prima o un attimo dopo ti scorre tutta la vita davanti, come in un brutto film americano.
Non è vero.
L'unica cosa a cui pensi è come mettere i piedi. I primi due passi, il destro e il sinistro. 
Il tempo che hai per pensarci dipende da quanto ci mettono ad arrivare coi mezzi di soccorso e, eventualmente, dal fatto che ci sia qualche coraggioso che prova a intervenire prima.
Finora nessuno. Anche se comincio a sentire le sirene esattamente dalla direzione da cui dovrebbero arrivare.
Ok.
Prima il destro.
Poi il sinistro.
Poi... 

mercoledì 23 dicembre 2015

Tutto quello che ho da dire


Mi è appena tornata in mente la storiella del maestro zen, che non sapeva se era stato lui a sognare di essere una farfalla o se era stata una farfalla a sognare di essere lui.
Forse perchè qui non è possibile distinguere il sonno da ciò che sonno non è. A volte mi sembra di essere costantemente sveglia, altre volte ho la sensazione opposta. E' come se avessi un enorme cuscino sotto di me...ma non capisco se serve a dormire meglio o solo ad isolarmi dal resto, a lasciarmi sola con i miei pensieri. Se di pensieri si può parlare.
Ti ricordi quando entravi con le pentole per svegliarmi, se alla domenica mattina stavo a letto fino a mezzogiorno?
Eri convinto di essere spiritoso, e forse la prima volta lo sei anche stato. Dopo un po' meno, ma non importa.
Ti perdono.
Lo faccio perchè so che ti farà stare meglio. Dove mi trovo io adesso, parole come perdono e colpa non hanno più alcun senso. Ma so che devo farlo per te, quindi tanto vale farlo tutto e subito.
Ti perdono per aver capito forse il 20% di quello che c'era da capire su di me.
Ti perdono per esserti vantato di capire quel 20% come se avessi scalato l'Everest.
Ti perdono per aver sempre - o quasi - rinunciato quando invece avresti dovuto distruggere tutto quello che si metteva in mezzo, ed insistito quando avresti dovuto lasciar perdere.
Ti perdono per non esserti fermato in tempo.
Ti perdono perchè, quando ti ho chiesto se era tutto sotto controllo, mi hai detto di sì.
Ti perdono perchè, quando ti ho detto che fosse successo mi sarei buttata dal tetto, ti sei limitato a sorridere, come se trovassi il tutto talmente inverosimile da non potersi mai avverare, o meglio talmente illogico da non poter mai succedere a te.
Ti perdono per non essere rimasto a casa quel giorno, per non aver risposto al telefono, per non essere salito sul tetto con me, per non avermi trattenuto, per non essere stato sul marciapiede un secondo prima che ci andassi a morire.
Ti perdono per quel figlio che nessuno dei due voleva.
Ora lasciami chiudere gli occhi.

mercoledì 25 novembre 2015

le loro voci

Ogni volta che mi chiedono "Quanto vengono i crisantemi?" mi piacerebbe rispondere così:
- C'è scritto lì, cazzo. Non sai leggere? E comunque non sono crisantemi, ignorante...
Invece faccio un bel sorriso e rispondo:
- 3 euro al mazzo, signora, guardi che belli.
Sono quelli che vengono una volta all'anno (anche se mi viene difficile scusarli solo per questo).
Poi ci sono quelli che vengono DUE volte all'anno. La prima è la settimana precedente al weekend dei morti: mettono i fiori freschi così possono tornare la settimana dopo e far vedere a tutti che si prendono cura dei loro cari, sfoggiando allo stesso tempo l'impeccabile lavoro di stilisti e parrucchieri.
Certo, ci sono anche quelli che vengono tutte le settimane, o quasi. Tutti i giorni, dite? Sì, ce ne sono. Ma non durano molto. Perché sono anziani o perché si stufano, li vedi per un po' di giorni consecutivi, poi basta.
E poi c'è lei. L'unica persona per cui non provo fastidio né indifferenza.
Una signora dall'età indefinibile: sicuramente non una ragazza, ma forse più giovane di quanto non sembri. Forse per il suo stile nel vestire, elegante ma non ostentato; forse per il passo deciso di chi sa dove sta andando, ma non tanto cadenzato da dare l'impressione di volerci arrivare troppo in fretta.
I primi tempi veniva durante la settimana ed io mi offrivo di accompagnarla a destinazione. Alla mia presenza e ai miei tentativi di dialogo rispondeva con un sorriso, che ho imparato presto ad interpretare: il fatto che io fossi lì con lei, se anche non le dispiaceva, non le era comunque in alcun modo indispensabile.
In seguito, cominciò a presentarsi anche il sabato o la domenica, ma mai a cadenze fisse: poteva passare una settimana o un mese e, quando ci si poteva cominciare a chiedere quando sarebbe comparsa, eccola arrivare, col suo mazzo di fiori portato da casa.
E non è evidentemente questo il motivo per cui la ammiro.
Ho capito che era una persona speciale nell'unica occasione in cui l'ho sentita parlare.
Io stavo cambiando l'acqua a un vaso, poco distante da lei e da un gruppo familiare piuttosto numeroso, che si stava raccontando ad alta voce gli ultimi pettegolezzi su parenti ed amici. Ed è stato allora che la signora ha parlato. Ha finito di raccogliere i fiori vecchi, si è avvicinata a loro ed ha detto:
"se venite qui per parlare, non riuscirete mai ad ascoltare quello che loro dicono. Se non vi interessa, andare a parlare da un'altra parte. Se c'è anche una sola persona che è qui per ascoltare, non capirà niente."
Da quella volta, mi viene spesso la voglia di fare una passeggiata all'interno, magari in una di quelle giornate infrasettimanali fredde e piovose nelle quali si può supporre che non ci sia nessuno dentro al cimitero.
Non riesco ancora a distinguere le loro voci. Ma sono abbastanza sicuro che non facciano domande cretine sul prezzo dei "crisantemi".

domenica 11 ottobre 2015

quanto manca adesso?


(IO SONO IL FIGLIO E L'EREDE)
- Lo sai che se volessi potrei dare fuoco alla disco? E' una cazzata: prendo la tanica che ho in bagagliaio, vado al distributore che è qui a centro metri, una bella innaffiata e via.
- Non credere che sia così semplice. Intanto bisogna che non ti veda nessuno.
- Non la vedi quella porta? E' l'uscita di sicurezza. Apri e chiudi...
Sì, sapevo che poco più in là rispetto a dove si appoggiava lei, c'era l'uscita di sicurezza. Vederla, era un altro discorso. L'unica cosa che vedevo era la brace della sua sigaretta che ondeggiava. Una notte d'estate per modo di dire, senza luna e senza zanzare, non si vedeva e non si muoveva un cazzo.
- Non mi ascolti, coglione.
(DI UNA TIMIDEZZA CHE E' CRIMINALMENTE VOLGARE)
- No, è che mi sono incantato un attimo.
- Ah, ma allora ti faccio qualche effetto.
(DI NIENTE IN PARTICOLARE)
- Secondo te?
(STAI ZITTA)
- Non so. Sei così...controllato. Ti ho appena detto che avrei dato fuoco al locale e non hai fatto una piega. Pensati se ci fossi stato dentro.
- Lo avrei saputo prima e sarei uscito per tempo.
(COME PUOI DIRE CHE APPROCCIO LE COSE NEL MODO SBAGLIATO?)
- E se non te lo dicevo, genio?
Io non vedevo un accidente, ma nemmeno lei. Infatti quando le presi la sigaretta dalla mano e la avvicinai al suo viso scattò all'indietro.
- Ma che cazzo vuoi fare?
(STAI ZITTA)
- Stai zitta. Fatti vedere un attimo
(SONO UMANO E HO BISOGNO DI ESSERE AMATO)
Obbedì...per qualche secondo. Poi mi chiese:
- Ti piaccio?
- Sì, ma non nel senso che pensi tu
- Fffff...tu non sei normale. Torno dentro, mi accompagni? O stai qui a pensare a...boh?
(COME CHIUNQUE ALTRO)
- Vai, vai.

Vai pure dentro che ho già capito tutto.
La prima volta che ti ho guardata negli occhi dentro il locale ho scannerizzato il tuo passato. So tutto di te, da quando sei nata il 10 marzo 1992 a Venezia fino all'ultima vodka cola che ti sei bevuta e che ti fa sragionare di dare fuoco al locale, come se qualcuno potesse prenderti sul serio. Che poi è il il motivo per cui mi hai seguito fuori.
(QUANDO DICI CHE STA PER SUCCEDERE ADESSO, COSA INTENDI ESATTAMENTE?)
La seconda volta che ti ho guardata negli occhi alla luce della sigaretta accesa ho visto il tuo futuro. Ovviamente non ti racconterò del matrimonio - nè felice nè disgraziato - che ti aspetta, dei figli, del lavoro che perderai e riconquisterai...non è per te che lo faccio.
Nemmeno tu sei quella giusta.
Uno sguardo per conoscere tutto il passato, uno per conoscere tutto il futuro. E per nessuna il passato o il futuro sono io.
Siamo già a fine serata, questa è la canzone adatta per chiudere.
(QUANTO MANCA ADESSO?
QUANTO MANCA ADESSO?)

giovedì 30 luglio 2015

esodo estivo

Come spesso succede, del discorso che si era scrupolosamente preparato per quando sarebbe arrivato il momento non si ricordava quasi nulla, se non pochi pezzi slegati ed incoerenti. L'unica cosa che gli veniva da dire era un banalissimo, anche se pienamente giustificato:
- Cazzo, quanti siete...
Impossibile contarli, anche perché quelli visibili erano un'infima minoranza. Se fosse stato un po' più in confidenza con la matematica avrebbe potuto usare qualche equazione complessa, ma in tal caso forse il suo mestiere sarebbe stato lo scienziato e non il custode - capo-custode, per la precisione - di Noland: l'ultimo zoo (o bioparco, o chiamatelo come vi pare) rimasto sul pianeta. E per il quale era ormai giunto il momento di chiudere i battenti.

In un periodo di tempo indefinito e indefinibile, a Noland - località di cui pochi peraltro conoscevano l'esistenza - erano stati portati esemplari di animali provenienti da tutti i parchi zoologici del mondo. In qualche caso ciò avveniva prima della loro chiusura, ma il tutto poteva anche essere indipendente: lo stesso capo custode aveva un'idea molto vaga di quanti fossero effettivamente, soprattutto nell'ultimo periodo, in cui il traffico era avvenuto a tutte le ore del giorno e della notte.

Eccoli qui, enormi e microscopici, trasparenti e cangianti, geniali e ottusi: tutti in attesa di sentire dal fedele custode di Noland quale sarebbe stata la loro sorte.

Ma l'uomo sembrava restio non solo a pronunciare il fatidico discorso, ma addirittura a rivelare alcunché. Come nelle discussioni in cui ci si accorge che qualsiasi parola suonerebbe sbagliata, si strinse nelle spalle; si incamminò poi dalla parte opposta a quella dove erano radunati gli animali.
I più intelligenti fra loro capirono che dovevano seguirlo e gli altri si accodarono, in ossequio alle leggi di natura - ammesso che queste ultime avessero ancora un senso.
Dopo un tempo variabile a seconda delle attitudini di ciascuno, gli animali giunsero finalmente alla mèta.
Una barca.
Il cielo non prometteva nulla di buono.

venerdì 19 giugno 2015

sciopero?

- Allora siamo d'accordo. Resta solo da capire qual è il punto di ritrovo.
- Ecco, brava. Un posto sicuro dove tutte possiamo arrivare facilmente. Non come l'ultima volta che le nuove non sono riuscite a trovarlo, le hanno beccate e mandate dentro di forza...
- Vabbè, ma quelle non sanno neanche dove stanno di casa!
- Oh, insomma! Quante volte vi ho detto che sti discorsi non li voglio neanche sentire! Dobbiamo stare unite, lo volete capire o no?
- Sì, sì, scusa.
- Unite sì...poi quando il capo ti chiama, però...
- Ehi, puoi anche parlare ad alta voce se hai qualcosa da dire. Non abbiamo mica finito qui...
- Non importa.
- Eh, no, cara. Adesso dici quello che hai da dire, se no te ne vai.
- Ma che cazzo...
- Ma che cazzo lo dico io. Mi sono rotta di ripetere sempre le stesse cose. Perché uno sciopero vada a buon fine bisogna che siamo convinte tutte.
- Sì, certo. E' facile parlare per te che sei tutta ciccì e coccò col capo...
- Senti, a parte che lui non decide niente...
- Come sarebbe non decide niente? Non è il capo?
- Stupida! si sa che lavora anche lui per qualcun altro...
- Comunque non mi va di litigare. Ne abbiamo già parlato più di una volta.
- Sì, e tu hai sempre raccontato la storia che lo fai per noi, che il sistema si combatte dall'interno e puttanate varie. Io dico che da quando sei tu che ci rappresenti le cose - a te - non vanno poi così male...
- Ha ragione!
- Ma di cosa state parlando???
- Basta!

L'uomo si tolse la maschera, si chinò e comincio a trasportare le scatole. Anche questa volta piene.
- Meno male che anche stavolta lo sciopero è saltato. Il giorno che impareranno a mettersi tutte d'accordo saranno cazzi...

- Già, ma non sarà così presto - commentò l'ape regina.

mercoledì 3 giugno 2015

per caso

Mi hanno fatto più domande nelle ultime 24 ore che in tutta la mia vita precedente, interrogazioni scolastiche comprese. Inevitabile, direi.
Il 99 per cento delle domande era assolutamente demenziale. Inevitabile anche questo, forse.
L'unica domanda non stupida che mi hanno fatto è stata quella a cui, lì per lì, mi sono sentito stupido io nel non saper rispondere. E' stato quando questo giornalista saccente mi ha chiesto se mi sentivo come John Bubber. Ho confessato che non sapevo chi fosse John Bubber,ma solo dopo qualche secondo: mi dava comunque fastidio, farmi trovare impreparato su quello che poteva anche essere un benefattore dell'umanità. E il tizio, con un sorrisetto da schiaffoni a due mani, mi ha spiegato che John Bubber è uno dei personaggi del film "Eroe per caso"...prima o poi me lo guarderò, per il momento ho letto la trama e naturalmente non c'entra proprio niente col caso mio. Meglio prepararsi però, nel caso che qualcun altro me lo chieda.
E sicuramente me lo chiederanno prima o poi. Se non veniva in mente al Signor So-tutto-io, prima o poi ci avrebbe pensato qualcun altro. Evidentemente mi merito di essere paragonato a un attore hollywoodiano, dopo quello che ho fatto.
Ah, non lo sapete?
E' una di quelle storie che, dopo averle lette, la maggior parte delle persone chiude i giornali o cambia pagina in internet, sbuffando: "sì, vabbè...". Molti pensano che le storie inverosimili non possano mai essere vere. Uno che nell'arco di un'ora salva due aspiranti suicidi è difficile da digerire per chiunque...mi immagino commenti del tipo: "e chi cazzo è, Superman?".
E invece è tutto vero. Se non fosse stato per me, il tizio che si stava buttando sotto la metro sarebbe già a fettine e quello che stava cadendo dal palazzo già spiaccicato sul marciapiede.
Quello che forse non sapete - e che non potete neanche sospettare - è che a salvare il primo non è stato un placcaggio da terza linea degli All Blacks; e che a salvare il secondo non è stata una presa al volo degna di un esterno dei New York Yankees (solo con un essere umano al posto della pallina). In entrambi i casi, si è trattato di banali interferenze. Eh, sì. Mi sono scontrato con quello della metro perchè le nostre traiettorie di corsa verso i binari si sono incrociate, mentre quello che stava facendo i 20 piani al contrario ha semplicemente trovato un'inaspettata resistenza nelle mie braccia già protese per il tuffo da 5 piani più sotto.
La prossima volta proverò col veleno, ammesso che mi torni la voglia.  

sabato 9 maggio 2015

il giardino


- Eri mai stata qui?
- No. Tu?
- Nemmeno io. mai sa qual'è la cosa strana? Non ci sono mai stato, ma mi pare di averlo già visto tante altre volte.
- Anche per me ha qualcosa di familiare...
- Sì, vedi lì ad esempio? Scommetto che se giri a destra dopo quell'albero c'è un prato di narcisi.
- Beh, andiamo a vedere, no?

- Come volevasi dimostrare
- Ah, ah. Ma guarda che io non ti avevo mica dato torto!
- Lo spero bene!
- Che scemo che sei.
- Tu mi rendi scemo...ma quanto ti amo?
- Mai quanto me!

- Ma che meraviglia questo parco...dovremmo tornarci più spesso.
- Ma ha un nome?
- Boh...non è nemmeno indicato nella cartina.
- Senti, ma poi sappiamo tornare indietro, vero?
- Questa è una domanda da non fare MAI a un uomo...non lo sapevi?
- Scemooooo

- Ammettilo...
- Eppure dovrebbe essere da qui che siamo entrati...
- Ok, se non vuoi dirlo tu lo dico io chiaramente: ci siamo persi. E tra un po' farà buio. Come pensi di risolverla, mister?
- Beh, in fondo cosa dobbiamo fare domani?
- Ma che...
- Sshhh...vieni qui...

- Yawn
- Ancora sonno?
- Fame più che altro.
- Vado a prenderti qualcosa?
- Come no, genio. Hai visto un ristorante qua vicino?
- Ho un'idea migliore...


Il vecchio scosse la testa.
- Non imparano mai
- Però non è giusto così. L'altra volta li avevi avvisati che non dovevano prendere i frutti di quell'albero - osservò l'uomo vestito di nero.
- Speravo che in qualche milione di anni avessero fatto dei passi in avanti - replicò il vecchio.
- Hai la memoria corta...non ti ricordi cosa hanno fatto duemila anni fa, altro che milioni.
- So già cosa stai per chiedermi - sorrise il vecchio.
L'uomo in nero sorrise a sua volta.
- Ok, te li lascio ancora un po'...ci rivediamo fra...quanto?
L'uomo in nero era già sparito, anche se l'eco della sua voce risuonò ancora a lungo nella mente del vecchio:
- Ma che razza di domande fai? Chiedi a me le cose che dovresti sapere tu...stai proprio perdendo colpi. Au revoir...forse.

sabato 18 aprile 2015

problemi col trasloco

- Non mi capisco più.
- In che senso?
- Non dovrebbe esserci qualcuno in questa camera?
- No, questo è lo studio. Te l'ho già detto ieri.
- Ah, già. Hai ragione.
- Però non è possibile che ogni volta che traslochiamo è sempre la stessa storia...
- Senti, sei tu che ogni volta vuoi cambiare casa. Sai quanto bene starei io se non dovessimo sempre andarcene in fretta e furia...
- Ah, adesso sarebbe colpa mia se ci sbattono fuori ogni volta?
- Mia no di certo...sei tu che ogni volta ti fai prendere dal panico

Slap.

- E non ho neanche tutti i torti - borbottò la mosca superstite, volando verso la finestra più vicina.