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venerdì 29 dicembre 2017

L'eclettica 2

Clelia incontrò Paolo diverse volte prima che lui si rendesse conto di averla già incontrata. 
Clelia aveva pazienza perché sapeva che Paolo non era distratto; era semplicemente interessato ad altre cose e persone, esattamente come le persone poco ordinate possiedono in realtà un ordine all'interno del quale si raccapezzano benissimo, almeno finché non perdono le cose. 
Così, quando Clelia gli fece capire che non era più il caso di essere solo due vaghi conoscenti, Paolo si sentì immediatamente in colpa, senza che peraltro Clelia facesse nulla né per confermare né per smentire.
Paolo non sapeva bene come comportarsi, ma questo è ciò che gli succedeva sempre per cui ne coglieva solo gli aspetti più ottimistici. Clelia sorrideva e rideva spesso mentre lui parlava e si atteggiava, quindi Paolo pensava che un 30% di ciò che diceva e faceva poteva anche essere positivo, percentuale destinata in seguito ad aumentare in maniera significativa.
Clelia lasciava che fosse Paolo a decidere l'argomento di conversazione, la trama del film, il menu del ristorante perché sapeva che non sono queste le decisioni fondamentali. 
Clelia era un'eclettica.
Eclettica come tutte le donne che vogliono sopravvivere in questo mondo, dove tutti i Paoli possono limitarsi ad essere semplicemente sé stessi ed essere stimati da tutti, mentre tutte le Clelie devono essere molte cose contemporaneamente per essere stimate da una persona sola.
E qualcuno dirà che c'è un modo migliore di vivere e non vivere. Ma su questo non saranno mai tutti d'accordo.  

mercoledì 29 novembre 2017

I sogni muoiono all'alba?


Silvia accese la lampadina dell'abat-jour mentre si preparava a bere il primo caffè della giornata.
Il ragazzo nel lettone continuava a dormire tranquillo, una ciocca di capelli sull'occhio e le braccia incrociate sul petto. Evidentemente la luce fioca che proveniva dal comodino non gli faceva alcun effetto. 
"Meglio così", disse una vocina dentro la testa di Silvia, "posso ammirarlo ancora un po'. E' il ragazzo più bello che abbia mai visto".
"Hai già cambiato idea?" chiese, cortese ma ferma, un'altra vocina.
"Certo che no. Solo qualche minuto ancora" replicò la prima.
Il caffè era ancora caldo nelle sue mani, così come la memoria della serata precedente. 
La prima volta - di lei, sicuramente non di lui - in quel locale. Alcool, sigarette, forse qualcos'altro; non tutto era così nitido, in realtà. 
Ciò di cui si ricordava nei minimi particolari erano le loro mani che si afferravano: sul divanetto, sulla pista, dentro la macchina, sulla soglia della porta, in camera. Il tocco di lui, forte e contemporaneamente delicato proprio come lei se lo aspettava. Il fatto che lui, fra tutte, si fosse fatto scegliere proprio da lei e da nessun'altra. La speranza, pienamente realizzata, che la notte con lui sarebbe stata magica. 
E, da ultima, la consapevolezza che un'esperienza così unica poteva concludersi solamente in un modo. Non c'era alternativa: avrebbe dovuto liberarsi di lui il prima possibile, altrimenti le conseguenze per lei sarebbero state terribili.
"Ecco", disse una delle voci "pensavi che adesso la stronza senza cuore che c'è in te avrebbe preso in mano la situazione. Ma esiste davvero? E soprattutto: ne hai bisogno?"
Nessuna voce sentì il bisogno di replicare.
Meccanicamente, Silvia si alzò dal letto e cominciò a tirare su la tapparella della camera.
Non successe nulla. La luce si diffuse immediatamente in tutta la stanza, ma il ragazzo rimase perfettamente immobile dalla sua parte del lettone. Solo che ora aveva gli occhi aperti e la bocca spalancata. E sia gli uni che l'altra sorridevano. 
- Mi sa che hai visto troppi brutti film su di noi - disse il vampiro. 
 

giovedì 31 agosto 2017

Circus!

- Si accomodi, prego.
- Grazie.
- Bene. Prima che le faccia io qualche domanda, c'è per caso qualcosa che vorrebbe chiedermi Lei?
- Ehm...
- Non se lo aspettava? :)
- Non proprio. Ma in effetti ha senso...se ho dei dubbi penso che farei meglio ad esporli subito, no?
- Ne ha? :)
- :)
- Normale. Comunque abbiamo tutto il tempo che vogliamo...certo, Lei è solamente il primo che è stato chiamato per i colloqui, ce ne sono altri. Ma non c'è alcuna fretta.
- D'accordo, grazie allora. Più che altro è una curiosità...quando ho visto l'annuncio mi è sembrato strano che per una posizione di questo tipo la selezione avvenisse tramite curriculum e colloqui.
- Lei ha ragione. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile...ma anche noi abbiamo bisogno di aggiornarci. Il fatto che Lei abbia già esperienza nel settore mi porta a risparmiarle una serie di chiacchiere sul prima e sul dopo...e anche sull'ADESSO. Che in fondo è l'unica cosa che ci interessa. Lei come vede il mondo del circo, ADESSO?
- Forse non troppo diverso da altri mondi, se siamo qui ADESSO a parlarne così.
- Bravissimo. Anche noi, come chi produce, come chi vende...come chi OFFRE qualsiasi cosa, ci dobbiamo reinventare. Qualcuno lo chiama cambio di prospettiva...brutto, ma è così. Rinnovarsi o morire: ancora più brutto, forse. Ma ancora più vero.
- E il rinnovamento del circo passa da curriculum e colloqui, quindi.
- Esatto. Ma lasci che le dica una cosa: non è un'idea mia, questa. Io mi rendo conto dei miei limiti; io, di mio, l'avrei portata direttamente sotto il tendone e ci saremmo limitati alla parte pratica, come del resto si è sempre fatto per più di 200 anni. Ma non è questo che vogliamo.
- Mi sta dicendo che la mia esperienza non sarà l'unica cosa che valuterete?
- Guardi, fosse per me, lei starebbe già provando i suoi numeri con gli altri: il suo curriculum parla per Lei. Quello che ci interessa; che interessa alla proprietà; che interessa a noi come CIRCO DEI PIANETI, sono le motivazioni. Vogliamo capire se lei è pronto - non tanto fisicamente, ma soprattutto mentalmente - per un circo completamente diverso da quello a cui è stato abituato finora.
- Io...suppongo di sì. Naturalmente, quello che non so è in cosa consista esattamente questa diversità.
- Già. Nessuno lo sa. Eppure esistiamo da anni...anche se abbiamo avuto nomi diversi.
- Ah. Ad esempio? Se posso chiedere...
- Questo non glielo dirò :) Un po' di mistero ci vuole, no? Forse è proprio per quest'aura di mistero che abbiamo ricevuto così tanti curriculum...e ci aspettano quasi altrettanti colloqui! Proprio perchè, come Le dicevo, per noi conta l'attitudine ancor più dell'esperienza.
- Ottimo...
- :) Lei non è molto bravo a nascondere la sua preoccupazione...ma stia tranquillo, la parte motivazionale, per quanto mi riguarda, è conclusa.
- Per quanto riguarda Lei? Quindi dovrò parlare con altre persone?
- Ovviamente sì. Non lo vuole conoscere, il titolare?    
- Certo.
- Venga con me. 

- Il primo candidato - annunciò la voce al di là della porta.
- Lo faccia entrare - rispose il leone.

martedì 28 marzo 2017

L'eclettica


Paolo incontrò Clelia ad un concerto di un gruppo indiepoptronicpostcoldwave nel quale lei e un'amica erano le uniche ragazze presenti, a parte le fidanzate dei posthipster che però come sempre facevano tappezzeria e quando il ragazzo non le vedeva whatsappavano furiosamente con amichedelcuore e amicipiùpiùpiù. 
Clelia e la sua amica invisibile ascoltavano la musica con il volto inclinato e guardavano la band con le orecchie risapute, abbastanza perché Paolo lasciasse il suo amico invisibile per fare la prima chesperiamononsiaanchelultima domanda:
- Piaciuto il concerto?
E lei si limitò a un mezzo sorriso e a un'alzata di spalle.
E lui fece la domanda che non avrebbe mai dovuto:
- Che altri gruppi ti piacciono?
E lei diede la risposta che non avrebbe mai dovuto:
- Mah, non so se li conosci.
E lui dopo un tempo variabile aggiunse:
- Mi dai il tuo numero?
E lei glielo diede come se ne avesse 1000 e uno in meno non le facesse differenza.
E da quel giorno comunicarono molte volte e in molti modi, anche se non si videro mai più perché abitavano distanti.
E lui stava molto attento a decifrare le poche parole che lei ogni tanto lasciava cadere - come un turista maleducato lascia cadere per terra i biglietti del tram e dei musei - e che diventavano immediatamente l'argomento al quale lui sembrava aver dedicato l'intera esistenza. 
- Sei veramente una ragazza eclettica - le scriveva lui ogni tanto.
E lei rispondeva con faccine sorridenti.
E la volta in cui lei citò Yukio Mishima - stando bene attenta a non specificare se in senso positivo o negativo - lui le scrisse un copiaeincollaecimettoqualcosadimio di 60 righe e lei gli mostrò un pollice in alto.
E la volta in cui lei alluse all'Effetto Lucifero lui le allegò una tesi di laurea che aveva trovato chissàcome in una pagina di Altervista e lei gli rispose "carino". 
E la volta in cui lei menzionò Sasha Grey lui fece saltimortali per non scrivere niente che fosse troppo sessista o troppo poco sessista ma a lei non andò bene comunque anche se non gli spiegò mai cosa c'era di sbagliato.
E la volta in cui lui le scrisse che non pensava di poter stare senza di lei e senza il suo eclettismo ma lei disse che non ci credeva nemmeno un po'.  
E lui non si fece mai più sentire ma lei non se ne preoccupò perché aveva molte altre cose a cui pensare.   

E qualcuno dirà che c'è un modo migliore di dire e non dire le cose.    

mercoledì 30 novembre 2016

Il confine


C'è un punto, non lontano da qui, dove la laguna smette di essere laguna e diventa mare.
Un punto dove, nella mia fantasia di bambino, le chiatte e i barchini diventavano galere di mercanti e galeoni di pirati, pronti in un modo o nell'altro a conquistare il mondo. 
Quel punto esiste, lo so: ma io non sono mai stato capace di trovarlo.
L'ho cercato più di una volta, con vari tipi di imbarcazioni. La prima a otto o nove anni; con mio padre che rideva sotto i baffi, ma sotto sotto era orgoglioso di quel suo figlioletto, così determinato a trovare "il confine" e a contrassegnarlo con una X come per una mappa del tesoro, oppure con una linea tremolante, come se dall'altra parte ci fossero veramente i leoni che si paventavano nelle mappe medievali. 
Poi, smaltita quella che forse è stata la prima delusione della mia vita, ci sono tornato da adolescente, o da quasi adulto, con convinzione inversamente proporzionale al disagio che cominciavo a provare solcando le acque. 
Strano, no? Vivere in un'isola e avere paura del mare.
Ecco, forse questa paura, questo disagio deriva proprio dal fatto che in realtà un confine non si può tracciare, perché le onde che vedi adesso non sono le stesse che vedrai fra cinque minuti o fra cinque anni. Perché se anche un folle decidesse di tuffarsi esattamente in quel punto, non potresti mai dire se si trova dentro o fuori, o quando smette di essere un bagnante per diventare un esploratore.
Ma i saggi dicono che l'unico modo di vincere una paura è quello di prendervi le misure. Ecco perché, ogni volta che le gambe mi obbediscono - il ché con gli anni succede sempre più di rado - mi trascino verso quella lingua di terraferma che si affaccia sul confine.
E' l'unico modo che ho per non sentirmi affondare, nell'attesa.       

venerdì 30 settembre 2016

Dio, l'uomo e...

- Lasci, faccio io - disse il sagrestano, inserendo rapidamente nella fessura una moneta da un euro, al posto di quella che proprio non voleva saperne di uscire dalla mia tasca.
L'abside si illuminò a giorno, e con essa anche la splendida pala d'altare che la sovrastava.
- Meravigliosa, no? - chiese lui, e non potei fare altro che confermare. Se lì per lì mi aveva vagamente infastidito il fatto che mi fosse scivolato alle spalle con quei modi untuosi che spesso ha la gente di parrocchia, la visione del capolavoro cinquecentesco ora mi metteva un tale stupore che mi trovai mio malgrado ad osservare:
- Divino...
Un baleno improvviso illuminò le vetrate alle mie spalle...decisamente il tempo andava peggiorando, rispetto alla pioggerellina leggera che avevo salutato al mio ingresso in chiesa. 
- Nel senso che è un'opera di Dio? - domandò ancora l'uomo vestito di nero, con un sorriso difficile da interpretare.
- Non saprei - risposi prudentemente. Non mi andava di sbandierare il mio pur conclamato ateismo proprio in una simile situazione.
- Se lei è venuto fin qui, sicuramente è un appassionato d'arte - constatò lui. 
Annuii. Il fastidio iniziale nei confronti del mio interlocutore stava lasciando il posto a qualcosa che, in altre circostanze, avrebbe potuto essere simpatia. Il suo tono di voce, secco ed essenziale, era gradevole. Gli occhi rossi e il taglio affilato del viso, molto meno.  
- Quindi saprà benissimo che i quadri non sono mai totalmente opera di Dio, nè mai totalmente opera dell'uomo. - proseguì. - Lei conosce la storia di questo dipinto?
Certo che la conoscevo. Era pur sempre legata alla mia città di origine.
- Sì - risposi - fu commissionata dagli abitanti di...
- No, non quella. - mi interruppe lui. La VERA storia.
- Ehm...no, non credo - borbottai, non proprio a mio agio.
Fuori continuava a tuonare e, nonostante la luce dell'abside si fosse spenta già da qualche minuto, i lampi continuavano ad illuminare a giorno la chiesa, passando dalla tela sopra l'abside al volto di quello che cominciavo a non essere molto sicuro che mi fosse venuto in aiuto, inserendo quella moneta al posto mio.