sabato 29 luglio 2017

Davanti al mare


Così, questo è il mare.
Strano, aver vissuto vent'anni senza averlo mai visto.
E adesso che ce l'ho davanti...posso dire che è una delusione?
Forse no. La delusione c'è quando qualcosa si rivela inferiore a ciò che ti aspettavi, ed io in realtà non mi aspettavo proprio niente.
Ci ho pensato, questo sì: quasi ogni ora degli ultimi giorni, che forse compensa in qualche modo tutto il tempo trascorso senza nemmeno sentirne mai parlare.
Sarà che, a parte un po' di spuma bianca, ha esattamente lo stesso colore del cielo.
Sarà il rumore, per nulla rassicurante.
Sarà che per apprezzarlo forse bisogna vederlo di giorno, non certo in una notte piena di vento e priva di luce come questa. 
Domani lo vedremo meglio, quando ci saremo in mezzo, dicono alcuni che lo conoscono meglio di me. E che forse sapranno spiegarmi in cosa consiste esattamente questa bellezza, che la maggior parte di noi non riesce a cogliere; non riesce ad immaginare che sia qualcosa di più di un tramite fra le nostre case e le case che stanno al di là del mare, in quell'Italia, in quell'Europa che forse alcuni di noi non raggiungeranno mai.

Coste della Libia, 2017.

giovedì 29 giugno 2017

Festa


- Ehi, ciao! ... Vabbè, non ti sforzare, he he. Io sono Tommaso, ciao. Tu abiti giù verso il fiume, vero? Non stiamo molto distanti. La città è piccola...ed è una merda, vero? He he. Vabbè, almeno ogni tanto qualcuno organizza qualche festa. A proposito: tu sai chi è il capo, qui? Cioè, il padrone di casa, insomma quello che organizza. Diciamo che mi sono imbucato, he he, ho sentito che c'era sta cosa e...fra l'altro è stato un casino trovare il posto, mi è toccato anche muovermi da solo che poi tutti sanno sempre tutto ma nessuno ha mai voglia di fare niente. Mi sono detto: vabbè, intanto andiamo e vediamo com'è, poi casomai mi bevo una cosa e me ne vado, he he. Beh, ho bevuto qualcosina anche prima e adesso...cosa bevi tu? No, non me lo dire. Il colore non è proprio sto granché, bello. Posso assaggiare? Boh, non riesco a capire cos'è ma deve essere bella potente, he he. Del resto, per sopportare questa musica...no, vabbè, in genere non vado a questo tipo di feste, non è proprio il mio genere, ascolto tutt'altre cose io. Però almeno qui ti rifai gli occhi...alcune sembrano vestite come mia nonna ma sai che ti dico? Truccate così...mmmm...capisci? Beh, vedo che ci date dentro tutti con l'alcool qui, he he. Ma la musica da ballare la mettono dopo? Non dirmi che sono arrivato troppo presto...vabbè, non è che ho tutta sta esperienza di feste, ho detto: vado prima di mezzanotte che poi magari finisce il beveraggio. Però voglio dire, gente ce n'è adesso, no? Che poi da dove vengono? A parte te, non credo di avere mai visto nessuno. A parte che non è gente che frequenterei normalmente, ti rompe se te lo dico? Lo dico a te perché ci conosciamo, vedi io di solito non è che ho problemi a conoscere gente ma se nessuno si muove e tutti stanno solo a parlare fra di loro e a bere e ad ascoltare sta schifezza, io non è che mi sento molto a mio agio, eh. Vabbè, sono ubriaco e mi può scappare la parola in più, scusa, he he. Ora mi siedo qui e aspetto che mi passi e che magari mettano un po' di musica decente, mamma mia, sembrate veramente un branco di morti viventi però.

- He he. No, non siamo la gente che frequenti abitualmente. Perché, vedi, se fosse così saresti morto come noi...

mercoledì 31 maggio 2017

J'entends siffler le train


Prima di venire qui non pensavo che i treni fischiassero ancora.
Quand'ero ragazzo, c'è stato un periodo in cui li prendevo tutti i giorni per andare all'Università. Ma mi sono stancato presto di entrambi.
Ora invece li sento tutte le notti, quando salgo qui nel terrazzo a fumare. Alla mia età si è abitudinari in tutto, soprattutto nelle ore di sonno che ci facciamo mancare. 
Non li vedo, questo no. Non saprei nemmeno immaginarli se non in termini iperbolici; così come gli scrittori di fantascienza, non sapendo immaginare la modernità, la descrivevano in termini molto più sfacciatamente ottimistici rispetto alla realtà che sarebbe arrivata.
Qualche sera fa uno di quei bestioni ha fischiato molto più a lungo: poi si è scoperto che sotto i binari era finita una giovane donna. Forse per gioco, forse per un amore che doveva esserci e non c'era, forse perché aveva molto più senso che si trovasse lì più che in qualsiasi altro posto.
Si dice che alcuni animali, quando sanno di dover morire, scelgano in anticipo il posto dove farlo. E' ciò che fanno alcuni di noi umani, quelli che se lo possono permettere.
Ora vorrei essere uno di loro...ma solo per la soddisfazione di poter scegliere.
In realtà non so se opterei per un luogo troppo diverso da questo: il verde e il silenzio non mancano nemmeno qui, e quando la notte si trasforma in alba le sfumature di blu che colorano le colline sono quasi magiche.
Ma lo farei da uomo libero.
Possibilmente, con al mio fianco una persona che mi vuol bene. E non un'ottusa guardia che sta tutto il tempo a controllare che non mi butti di sotto.

giovedì 27 aprile 2017

Ieri e domani


Bruna accostò la finestra. Il rumore della folla sottostante calò abbastanza perché si potesse sentire il suo sospiro.
Carmen non era abituata a sospirare, quindi si limitò a quello che sarebbe potuto sembrare un sorriso, se non avesse sottinteso tutt'altro. Bruna rispose con la stessa espressione, come spesso succede alle sorelle o alle amiche del cuore.
- E adesso? - esclamarono insieme, e il sorriso stavolta fu un po' più sincero. 
- Da domani si ricomincia - continuò Bruna. - Torneremo...
- Al lavoro? - la interruppe Carmen. - Non credo.
- Quanto ci vorrà prima che riapra la fabbrica?
Carmen alzò le spalle. 
Bruna sbirciò dal terzo piano la marea di persone che sfilavano, alcune senza fretta e senza meta apparente, altre al contrario con passo deciso e sicuro. Fra queste ultime c'erano anche lei e Carmen...fino a pochi minuti prima? O erano già passati mesi, anni? 
Per i bambini - e ce n'erano tanti - era tutto nuovo, ovviamente. Gli uomini e le donne invece, così come erano diversi nelle andature, lo erano anche nei volti: che non esprimevano solamente gioia, ma in qualche caso anche preoccupazione ed incertezza, come se anche loro si stessero ponendo la stessa domanda di Bruna e Carmen. Come se il sole che splendeva sulle vie della città fosse sufficiente ad illuminare le centinaia di bandiere, ma non a scaldare i cuori delle persone.  
Carmen guardava il muro del salotto attraverso il fumo dell'ennesima sigaretta: 
- Te lo dico, cosa succederà. La fabbrica riaprirà...se non sarà la settimana prossima, sarà quella dopo. E indovina chi ci andrà a lavorare?
- A me basta che ci torniamo io e te, degli altri non mi importa - replicò Bruna.
- Ingenua. Ci andranno gli uomini. Forse le mogli o le figlie di qualche raccomandato, negli uffici. - osservò Carmen e, di fronte alle rimostranze che stavano per arrivare dall'amica, aggiunse ironicamente: - Ma stai tranquilla, tuo fratello troverà posto. E forse anche tua cognata...la cugina del prete.
- E noi?
- E noi...noi continueremo a fare quello che facevamo prima della guerra. Le mamme, chi ha figli. Le mogli, chi ha marito. - Poi, spegnendo la sigaretta, concluse:
- Noi partigiane saremo sempre delle poco di buono.  

Aprile-maggio 1945


martedì 28 marzo 2017

L'eclettica


Paolo incontrò Clelia ad un concerto di un gruppo indiepoptronicpostcoldwave nel quale lei e un'amica erano le uniche ragazze presenti, a parte le fidanzate dei posthipster che però come sempre facevano tappezzeria e quando il ragazzo non le vedeva whatsappavano furiosamente con amichedelcuore e amicipiùpiùpiù. 
Clelia e la sua amica invisibile ascoltavano la musica con il volto inclinato e guardavano la band con le orecchie risapute, abbastanza perché Paolo lasciasse il suo amico invisibile per fare la prima chesperiamononsiaanchelultima domanda:
- Piaciuto il concerto?
E lei si limitò a un mezzo sorriso e a un'alzata di spalle.
E lui fece la domanda che non avrebbe mai dovuto:
- Che altri gruppi ti piacciono?
E lei diede la risposta che non avrebbe mai dovuto:
- Mah, non so se li conosci.
E lui dopo un tempo variabile aggiunse:
- Mi dai il tuo numero?
E lei glielo diede come se ne avesse 1000 e uno in meno non le facesse differenza.
E da quel giorno comunicarono molte volte e in molti modi, anche se non si videro mai più perché abitavano distanti.
E lui stava molto attento a decifrare le poche parole che lei ogni tanto lasciava cadere - come un turista maleducato lascia cadere per terra i biglietti del tram e dei musei - e che diventavano immediatamente l'argomento al quale lui sembrava aver dedicato l'intera esistenza. 
- Sei veramente una ragazza eclettica - le scriveva lui ogni tanto.
E lei rispondeva con faccine sorridenti.
E la volta in cui lei citò Yukio Mishima - stando bene attenta a non specificare se in senso positivo o negativo - lui le scrisse un copiaeincollaecimettoqualcosadimio di 60 righe e lei gli mostrò un pollice in alto.
E la volta in cui lei alluse all'Effetto Lucifero lui le allegò una tesi di laurea che aveva trovato chissàcome in una pagina di Altervista e lei gli rispose "carino". 
E la volta in cui lei menzionò Sasha Grey lui fece saltimortali per non scrivere niente che fosse troppo sessista o troppo poco sessista ma a lei non andò bene comunque anche se non gli spiegò mai cosa c'era di sbagliato.
E la volta in cui lui le scrisse che non pensava di poter stare senza di lei e senza il suo eclettismo ma lei disse che non ci credeva nemmeno un po'.  
E lui non si fece mai più sentire ma lei non se ne preoccupò perché aveva molte altre cose a cui pensare.   

E qualcuno dirà che c'è un modo migliore di dire e non dire le cose.    

martedì 28 febbraio 2017

Casa



Sono 4 anni, 5 mesi e 12 giorni che lavoro in questa fabbrica. Ci tengo alla precisione, anche perchè fa parte del mio mestiere, essere preciso. Se non fossi così accurato non mi avrebbero mai messo a lavorare qui.
4 anni, 5 mesi e 12 giorni senza mai una lamentela, senza mai un errore. E senza mai saltare un turno o ritardare di un solo minuto: e poi, il giorno dopo, di nuovo pronto. 
Almeno fino ad oggi.
Sicuramente avranno notato che nelle ultime settimane mi sono fermato a lungo, alla fine del turno, sotto i finestroni che dalla mia ala del capannone portano verso il deposito. Forse avranno anche visto le luci; i suoni no, non possono averli sentiti. Quelli posso sentirli solo io: è un codice di cui possono immaginare l'esistenza, ma di certo ci metteranno ancora millenni a decifrarli, se non ci sono riusciti finora.
E il messaggio è sempre lo stesso:
"Torna a casa".

- Ma secondo te c'è vita su quei pianeti? - chiese uno dei due tecnici al collega, mentre si cambiavano prima di iniziare il turno.
- Quali pianeti? - chiese l'altro, con aria distratta.
- Ma come quali? Non hai sentito? Hanno scoperto un nuovo sistema solare, con sette pianeti simili alla terra....
- Ah. Non sapevo. Fugurati, se ci fosse vita intelligente lo avrebbero già scoperto da un pezzo...
- L'ho già sentita questa...ehi, fermo! Blocca tutto! - urlò il primo.
- Che c'è? - chiese l'altro, preoccupato.
- Ne manca uno.
- Impossibile.
- Guarda tu stesso, lì in fondo - replicò l'altro, indicando il posto che normalmente era occupato da uno dei robot. 


martedì 31 gennaio 2017

Il posto



- Come ti senti?
- Sempre peggio. Mi sa che ci siamo.
- Già. Adesso dovrei dirti che non è così, che sembri in forma, leggermente migliorato... Ma è inutile che ci raccontiamo cazzate.
- Esatto
- Come pensi di fare con loro?
- Me lo hai già chiesto due volte e lo sai benissimo.
- Vero. Sei deciso quindi?
- Non vedo come potrei fare diversamente...
- Ma non pensi che si preoccuperanno ancora di più?
- Per qualche giorno, forse... poi capiranno. O dimenticheranno. In ogni caso, ci vorrà meno di quello che pensi: e ci guadagnerai anche tu, perchè si attaccheranno ancora di più a te. 
Vedi, tu queste cose non le capisci perchè sei ancora giovane. Quando sarà il tuo turno, capirai che è la cosa giusta da fare.
- Non lo so, adesso mi sembra così strano...
- Adesso sì. Quando sarà il momento, anche tu avrai il posto giusto dove andare.
- Il tuo dov'è?
- Non ci pensare...vai a farti una dormita. Poi, se avrai voglia, saprai come trovarmi.
- Addio.
- Addio.

La madre continuava a stringere il figlio e a carezzargli lentamente la testa, sia perché era la cosa giusta da fare, sia perché non aveva una risposta ai suoi dubbi. Ma quando lui rialzò la testa, lei vide che le lacrime si stavano asciugando; e che quella che stava per arrivare sarebbe stata l'ultima domanda, quella a cui era più facile rispondere:
- Adesso Micio è in paradiso, vero?